Articoli 22 Mar 2021

Energia verde nel 2021: non più solo virtù, ma politica economica.

Nel Recovery Plan 2021 del Governo Draghi l’uso di energie che rispettino l’Ambiente è finalmente una priorità.

Una crisi da affrontare con fonti rinnovabili

Il Recovery Plan 2021 lo ha messo in chiaro: per una crisi che viene da più fonti, la soluzione si trova anche nella produzione di energia da fonti rinnovabili e nella mobilità elettrica, con la consapevolezza che per stare al passo è necessaria una direzione economica di forte impronta green.

Troppo a lungo sottovalutato, il cambiamento climatico ha infatti aggiunto urgenza a misure già inevitabili, oltre all’impatto devastante della pandemia. Lo stesso Mario Draghi, in occasione della fiducia al Senato all’inizio dell’anno, ha sottolineato come si siano creati profondi squilibri, poiché al contraccolpo subito da alcuni settori produttivi non ha corrisposto la risalita di quei settori che, per compensazione, avrebbero dovuto espandersi.

Per favorire il rilancio, Draghi ha elencato soluzioni economiche e fiscali volte alla promozione degli investimenti, per realizzare le quali è impossibile non guardare al fondo di recupero per eccellenza: il Recovery Fund europeo, a sua volta intrecciato al Bilancio UE di lungo periodo (2021-2027). I fondi di cui si parla sono in forma di prestiti e di sovvenzioni, che vengono erogati agli Stati coinvolti a patto che essi si prefiggano obiettivi precisi e che questi ultimi vengano rispettati.

Sei missioni per uscire dalla crisi

Per quanto riguarda l’Italia, il “Piano nazionale di ripresa e resilienza” prevede sei missioni, che puntano a riformare l’economia e il Lavoro.

  • digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;
  • rivoluzione verde e transizione ecologica;
  • infrastrutture per una mobilità sostenibile;
  • istruzione e ricerca;
  • inclusione e coesione;
  • Salute.

La sfida che si prospetta al Governo sarà quella di trasformare questi punti teorici in interventi concreti, anche per ritrovarsi, nel 2050, a rispettare senza eccezioni l’obiettivo di zero emissioni nette di CO2 previsto dalla UE.

È con questa tabella di marcia che il Governo Draghi ha scelto di concentrarsi sulla Green Economy, in modo particolare su “la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’inquinamento dell’aria e delle acque, la rete ferroviaria veloce, le reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno”.

Il Recovery Plan 2021: un posto d’onore per le rinnovabili

Il Recovery Plan ha come obiettivo preciso l’incremento della quota energia da fonti rinnovabili, con l’aiuto di ingenti investimenti e azioni mirate.

Parchi eolici e fotovoltaici

Parte dei contributi e finanziamenti specifici sono riservati a progetti per fotovoltaici galleggianti o eolici offshore, e ancora fotovoltaico o eolico onshore su terreni di proprietà della pubblica amministrazione, a basso consumo di suolo o in abbinamento a sistemi di accumulo.

Finanziamenti e contributi hanno l’obiettivo di aumentare la sostenibilità finanziaria dei progetti e attutire il rischio commerciale.

Produzione di pannelli di ultima generazione

Per quanto riguarda il fotovoltaico, in particolare, si mira a sostenere la filiera industriale, puntando ai pannelli di ultima generazione. Lo scopo è l’incremento della produzione italiana, che attualmente è calcolata in circa 200 MW/annui, mirando a raggiungere almeno 2 GW/annui nel 2025, a salire.

Potenziamento e la (tanto attesa) digitalizzazione

Le proiezioni di incremento che abbiamo appena visto sono scaglionate nel tempo non solo per ragioni di progettazione, ma anche perché tengono conto del fatto che andranno irrobustite le infrastrutture elettriche per sostenere i nuovi impianti offshore.

L’intera rete andrà potenziata, resa stabile e continua, specialmente in relazione a processi industriali. Andranno poi integrati estensivamente i sistemi di ricarica per i veicoli elettrici, la cui circolazione massiccia è un requisito necessario dell’Unione Europea.

Un nuovo Ministero: la Transizione ecologica

Il nuovo Ministero della transizione ecologica, che vede come suo primo rappresentante assoluto Roberto Cingolani, si occuperà di armonizzare le esigenze del Ministero dell’Ambiente e quelle del Ministero dello Sviluppo Economico. Non si tratta di un cambiamento da poco: finora, infatti, mancava la trattazione omogenea delle tematiche ambientali ed economiche, che di fatto venivano affrontate separatamente, quando il presente e il futuro indicano come si trovino nello stesso alveo. Uno dei primi progetti del Ministero è quello di usare i fondi del Recovery Fund per accelerare la mobilità sostenibile e incentivare l’autoproduzione energetica nell’Agricoltura.

Quanto dovremo aspettare per l’approvazione?

A Marzo 2021 sono ancora in corso le audizioni in Camera e Senato per il “Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Le commissioni di bilancio presenteranno le rispettive relazioni, sentite tutte le commissioni in vista del voto per l’approvazione.
La scadenza per la proposizione del piano alla Commissione Europea è il 30 aprile 2021. La Commissione avrà poi otto settimane per esaminare i piani di tutte le Nazioni interessate e trarne le dovute valutazioni.

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