Ancora non siete convinti per un’auto elettrica? Nel frattempo, provate a toccare con mano il risparmio e l’efficienza di un impianto fotovoltaico domestico o aziendale, magari potenziato da un sistema di storage.
Articoli 13 Ago 2018

Mobilità elettrica 2018. Vecchie obiezioni, nuove risposte

Quanto sono fondate le obiezioni che circolano ancora sulla mobilità elettrica?
Tra proiezioni e dati, uno sguardo su un futuro sorprendentemente vicino.

Ancora scetticismo

Quando si parla di mobilità elettrica, si trova sempre qualche obiezione. Ma quante di queste sono fondate, specialmente in un mondo più consapevole che si sposta sempre di più verso l’elettrico? Proviamo a fare il punto della situazione.

Ma è davvero così difficile ricaricare?

Il primo quesito scettico dei detrattori della mobilità elettrica è che l’infrastruttura energetica italiana non è in grado di soddisfare la domanda in modo adeguato e questo non tanto (o meglio, non solo) per il numero di torrette di ricarica, ma per l’impossibilità della distribuzione di sostenere una sempre maggiore domanda di energia. In realtà, la situazione è tutt’altro che catastrofica, anzi: molti fattori dimostrano che si può essere ottimisti.

Fotovoltaico domestico e aziendale per la mobilità

Chi si preoccupa della quantità di punti di carica, certamente sottovaluta il potenziale e l’espansione del fotovoltaico di casa. Sempre più famiglie e aziende, come abbiamo spesso rilevato, si affidano al fotovoltaico, spesso in combinazione con sistemi di accumulo che ne massimizzano le potenzialità. Ciò indica una direzione ben precisa dei consumatori, ma non solo: sono proprio una prima, concreta soluzione all’obiezione della scarsità delle colonne di ricarica. I punti potenziali ci sono, eccome: e sono in espansione.

Ricariche notturne

Quando si tratta di veicoli, è già statisticamente più frequente il ricorso alle ricariche notturne, sia perché sono (ancora) necessari tempi di ricarica di un certo tipo, sia perché è naturale ricaricare un dispositivo quando non ne abbiamo bisogno, per utilizzarlo in un momento più utile. Se ricordiamo che la notte è il segmento temporale in cui c’è meno domanda di energia elettrica, cominciamo a capire che il problema potrebbe davvero non sussistere.

Ci vuole tempo

Un altro fattore confortante arriva se si considera che il passaggio all’auto elettrica non può fisiologicamente essere repentino e massiccio, ma graduale. Le auto elettriche e ibride stanno iniziando a godere di grande popolarità, con più lentezza che in altri Paesi notoriamente “green” (come Paesi Bassi e Germania), ma in modo deciso.

Se quindi è ben chiara la direzione, è anche evidente che si disporrà di tempo per una conseguente organizzazione di Stato e gestori di rete per adeguare le infrastrutture.

Passare a un'auto elettrica è già utile per molti motivi, primo fra tutti la possibilità di circolare durante i blocchi del traffico come misura antinquinamento

La SEN per la Mobilità elettrica 2018

Nel 2017, gli allora ministri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, Carlo Calenda e Gianluca Galletti, hanno firmato il decreto sulla Strategia Energetica Nazionale (SEN). Il provvedimento prevede 175 miliardi di euro per la crescita sostenibile, tra cui quelli necessari per implementare le reti e le infrastrutture elettriche e quelli destinati a fonti rinnovabili e misure di efficienza energetica. La SEN promette inoltre incentivi per il passaggio verso veicoli elettrici.

Gli incentivi non bastano

L’intenzione è lodevole, ma non sufficiente, poiché la conversione ha bisogno di più protagonisti di concerto. L’energia italiana ha già la virtù di provenire per circa il 41% da energie rinnovabili, ma viviamo una lentezza nello sviluppo della mobilità elettrica, e la ragione è che manchiamo di organizzazione, non riusciamo ad attivare collaborazioni volte a uno sforzo comune. Le iniziative unilaterali, ad ogni modo, cominciano a farsi notare.

  • Le autorità locali, seppur a macchia d’olio, hanno già iniziato già da qualche anno a scoraggiare l’uso di vetture tradizionali, per esempio interdicendo i centri storici e consentendolo solo alle vetture elettriche. Sarebbero molto utili anche gli incentivi locali per chi passa all’elettrico.
  • ENEL ha già presentato un programma di investimento che mira a moltiplicare in modo sensibile i punti di ricarica.

Altro attore fondamentale sono le case automobilistiche, che dovrebbero creare offerte commerciali in grado di orientare verso l’elettrico una gran quantità di utenti, sia privati che aziendali. Le aziende, infatti, sono un nodo cruciale della conversione, poiché si tratta di sostituire intere flotte. Un investimento non da poco, che ha bisogno di una forte convenienza commerciale per risultare appetibile.

Il parere di Tesla Club Italy

Il Tesla Club Italy è il primo Tesla Club italiano (e uno dei primi al mondo). Associazione no-profit riconosciuta da Tesla USA, è un punto di riferimento e fonte di notizie per i prodotti e le innovazioni Tesla e degli sviluppi sulla mobilità elettrica in generale. Nel suo articolo 5 falsi miti sulle auto elettriche, il Club si sofferma su varie obiezioni al tema (tra cui il potere inquinante delle batterie e l’emissione di Co2 in fase d di produzione). E parla largamente della capacità di reggere da parte della rete, notando che i consumi di elettricità si sono molto ridotti negli anni, al punto che per raggiungere i livelli precedenti ci vorrà molto tempo. Anche il Tesla Club Italy tiene a mente i notevoli passi avanti di reti e infrastrutture, ma aggiunge un dettaglio: basandosi su dati concreti e proiezioni relativi alla Norvegia, nazione che utilizza già moltissimo la mobilità elettrica, si arriva alla conclusione che le sole auto elettriche non basterebbero a sancire un collasso delle reti elettriche nazionali.

Perché tanta resistenza?

Non è difficile intuirlo: gli interessi intorno ai motori a scoppio sono molti. Primo su tutti, quelli del settore petrolifero, che vede un progressivo disamore degli utenti globali in favore di scelte più consapevoli e rispettose dell’Ambiente. Senza contare gli interessi delle case automobilistiche, che vedono le loro prospettive cambiare in modo troppo veloce rispetto alla produzione e allo sviluppo del settore. Ciò è intensificato dalla inarrestabile svolta green di privati e aziende, ma anche di precise imposizioni di organi sovranazionali. Primo fra tutti, il Piano 20 20 20, che prevede, entro il 2020, un taglio alle emissioni di gas serra del 20%, alzando al 20% l’energia derivata da fonti rinnovabili e realizzando il 20% di risparmio energetico.

Cosa serve davvero

Demonizzare una tecnologia che si è già dimostrata fruttuosa in tutta Europa serve a poco. È certamente più opportuno migliorare la rete, scommettendo sin da subito sulle smart grid.  Questo tipo di rete consente una migliore gestione dell’energia, più flessibile. Meno sovraccarichi, meno cadute di tensione e soprattutto meno sprechi, perché l’energia in surplus di un settore è ridistribuita immediatamente. Se usassimo le risorse in questo modo, non si ottimizzerebbe solo la mobilità, ma l’uso globale dell’energia elettrica.

Che fare nel frattempo?

Ancora non siete convinti per un’auto elettrica? Nel frattempo, provate a toccare con mano il risparmio e l’efficienza di un impianto fotovoltaico domestico o aziendale, magari potenziato da un sistema di storage.

FreeSolar è consulente energetico: significa che aiuta l’utente domestico e aziendale a scegliere il meglio per le proprie esigenze. Controllando la disponibilità di agevolazioni e detrazioni e ci occupandosi di ogni fase della vita dell’impianto fotovoltaico. Burocrazia compresa.

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